sabato 14 luglio 2012

Chi l'ha detto che i mostri hanno le zanne e bevono sangue?

<<Si dice che quando uno parte va via lasciando sempre un po' di sè...
lascia stare, è l'ennesima stronzata da poeti, perchè io, se qualcuno se ne va, riesco a vedere solo tutto quello che si porta via.
Ci ho pensato, ho riflettuto tanto e tante volte me ne sono pure vergognata.
Già! Mi vergognavo...
Pensavo "caspita quanto sono egoista!"... pensavo che il fatto di vedere il vuoto, non i ricordi, niente memorie di nessun tipo, solo il vuoto, fosse una specie di difetto di fabbricazione, un deficit, una mia mancanza...Ero una che vedeva la realtà punto e basta, una che non si accontentava dei ricordi, delle elemosine che le persone ci lasciano quando vanno via, che poi non sai mai se te le hanno lasciate perchè t'hanno vissuto veramente, o solo per il gusto di marchiarti a modo loro...
ecco...
un marchio...era come se la mia pelle fosse in grado di rimarginarsi nell'immediato, senza più segni, cicatrici, senza solchi...
Ero io l'aliena...io che non capivo come si potesse continuare a vivere con un volto nuovo quando poi dentro, ancora c'era del vecchio...del decrepito...del rotto e reincollato cento volte, e con una colla che evidentemente non aveva mai funzionato davvero...
Io ero quella che si guardava allo specchio e invece di vedere le rughe e i segni che lo scorrere del tempo aveva lasciato, tempo che inesorabilmente era andato perso, vedeva.. l'abbronzatura....già! Vedeva i rossori del sole del giorno prima...
In quei momenti pensavo che nessuno mai aveva descritto un mostro così come lo stavo vedendo io, coi boccoli biondi e gli occhi più azzurri del cielo, eppure io lo stavo vedendo, quel mostro allo specchio mi mostrava quanta paura potevo incutere io, che non ero capace di stare male come una normale...no...io mi ero inventata il modo per combatterlo il dolore, a modo mio, collassando in una specie di letargo mentale durante il quale non avevo occhi per nessuno, tranne che per me...e poi...
Poi sei arrivato tu!>>
 

venerdì 22 giugno 2012

...Bisogna sempre essere ubriachi.
Tutto qui.
E' l'unico problema.
Per non sentire l'orribile fardello del tempo che vi spezza la schiena e vi piega a terra, dovete ubriacarvi senza tregua.
Ma di che cosa? Di vino, di poesia, di virtù: come vi pare. Ma ubriacatevi.
E se talvolta, sui gradini di un palazzo, sull'erba verde di un fosso, nella tetra solitudine della vostra stanza, vi risvegliate perchè l'ebbrezza è diminuita o scomparsa, chiedete al vento, alle stelle, agli uccelli, all'orologio, a tutto ciò che fugge, a tutto ciò che geme, a tutto ciò che scorre, a tutto ciò che canta, a tutto ciò che parla, chiedete che ora è; e il vento, le onde, le stelle, gli uccelli, l'orologio, vi risponderanno: "E' ora di ubriacarsi! Per non essere gli schiavi martirizzati del tempo; ubriacatevi, ubriacatevi sempre!
Di vino, di poesia, di virtù!
Come vi pare!".



Lo Spleen di Parigi 


                                                                                    Charles Baudelaire